Dal SecoloXIX – 23/08/16 Migranti, un lavoro in boschi e campi pagato coi fondi europei

Orto Collettivo a Genova

Dal SecoloXIX – 23/08/16 Migranti, un lavoro in boschi e campi pagato coi fondi europei

luglio 6, 2018 Uncategorized 0

 

Genova – Al lavoro nei campi e sugli argini dei torrenti, tra i muretti a secco abbandonati e le fasce che crollano. Perché in città le tensioni si alzano, la convivenza si fa sempre più difficile e il rischio di entrare a contatto con il racket dell’elemosina o con la delinquenza è più alto. Alcune associazioni di agricoltori genovesi nei giorni scorsi hanno proposto alla Prefettura una soluzione diversa all’emergenza dei migranti richiedenti asilo, che restano mesi in un “limbo” normativo senza sapere se la loro richiesta sarà accolta oppure no. L’idea è quella di occuparli in lavori di cura del territorio, prevenzione del rischio idrogeologico, recupero di aree incolte. Come attività di volontariato oppure con borse di formazione-lavoro da far rientrare nei costi che già oggi lo Stato sostiene per dare la gestione dell’accoglienza alle cooperative sociali.

Una lettera indirizzata alla Prefettura è stata mandata dall’associazione “Quattro valli” che già collabora con il Ceis di Genova per il progetto dell’ Orto collettivo in Val Polcevera, dove sono occupati 25 migranti a rotazione sotto forma di corsi di formazione. Ma altre proposte sono state discusse, sempre nei giorni scorsi, anche dalle associazioni di categoria come Coldiretti e Confagricoltura in un tavolo con la Prefettura e con Anci.

L’idea è in linea con quanto dichiarato giorni fa dal prefetto Mario Morcone, capo del Dipartimento per le libertà civili e l’immigrazione: attività di volontariato o borse-lavoro con meccanismi premiali nel sistema dell’accoglienza. Ma si muove su una linea sottile: da una parte il rischio è quello sfruttamento puro e semplice di manodopera a basso costo, dall’altro la discriminazione rispetto ai tanti italiani senza un lavoro. Per questo la cautela è d’obbligo e ufficialmente le iniziative si limitano a semplici contatti o ad esempi già presenti sul territorio come quello, già citato, dell’orto collettivo di Campi gestito in collaborazione con il Ceis. A gettare il sasso nello stagno però ci ha pensato l’associazione 4 valli con la lettera al Prefetto: «La scrivente associazione rappresenta oltre 2.200 aziende agricole del territorio della provincia di Genova, – scrivono nella missiva – La gran parte delle aziende situa i suoi insediamenti in posizioni prossime ad elementi di rischio come frane e smottamenti derivanti da prossimità di terreni in abbandono, molti dei quali di proprietà demaniale. Terreni che necessitano di immediato ripristino per evitare i costi ben più alti derivanti da interventi emergenziali in caso di perdurante incuria. Gli associati del comitato sarebbero in grado di assumere, in piena osservanza ai progetti di finanziamento europei, non meno di 2.500 persone, una volta formate». In soldoni, si tratterebbe di finanziare come formazione la messa in sicurezza e il recupero di terreni ad opera dei richiedenti asilo. «Si può fare, ci sono bandi europei per l’inclusione sociale che lo consentono e ne avrebbero un beneficio sia questi ragazzi che la collettività», sostiene il coordinatore del comitato Andrea Pescino. Il responsabile immigrazione di Anci Liguria, Paolo Pezzana, sindaco di Sori, è molto dubbioso sul tipo di finanziamento: «Non credo sia giusto utilizzare i bandi europei per l’inclusione sociale. Per l’accoglienza dei migranti si spendono già tante risorse: sono i soggetti gestori degli alloggi che dovrebbero obbligatoriamente occuparsi anche di far fare ai profughi formazione e volontariato, ma all’interno dei 35 euro a persona al giorno che ricevono». Il problema, almeno a Genova, è che i richiedenti asilo inseriti in attività di volontariato o lavoro sono una minoranza. La Città metropolitana si mostra interessata alla possibilità: «Sicuramente sono opportunità interessanti – sostiene la consigliera Cristina Lodi – ma bisogna evitare che l’accoglienza si riveli un business per qualcuno più spregiudicato».

La proposta non trova invece grandi sostegni in Regione, dove a fare muro è la Lega con la vicepresidente Sonia Viale: «Vogliamo creare i nuovi schiavi con la scusa dell’integrazione? Esiste già un sistema per quei lavori dove davvero c’è bisogno di manodopera straniera, ed è quello dei flussi. Ma il governo se n’è completamente dimenticato perché adesso sono diventati tutti profughi».

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Articolo originale a questo link:

http://www.ilsecoloxix.it/p/genova/2016/08/23/ASggeA0D-migranti_europei_lavoro.shtml

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